La mitologia dei pianeti

Non solo le costellazioni sono legati a fatti e personaggi mitici desunti dalla mitologia greca; anche i pianeti, con i loro satelliti, del sistema solare sono legati alla mitologia antica. Compiremo perciò un viaggi che dalle vette dell’Olimpo ci porterà in giro per il sistema solare. Cercheremo di riassumere, in modo veloce e, si spera, chiaro le tante e immense tradizioni delle divinità che danno il nome ai pianti. La nostra fonte di riferimento è la più importante Teogonia dell’Antichità, quella di Esiodo:

Gea/Tellus – Terra
Gea - La Terra

Subito dopo Caos, dio primigenio e onnipresente, la massa amorfa che contiene in se tutte le cose che saranno create, si autogenerarono Gea (o Gaia, Tellus presso i Romani), la terra e Tartaro, le profondità oscure liddove successivamente Ade impianterà il suo regno infernale, grazie all’azione di Eros, il principio primo dell’amore che porta tutti gli esseri viventi a riprodursi e a generare vita. Gea poi autopartorì Urano stellato, il cielo, i Monti e Ponto il mare infecondo. Successivamente Gea si unì a Urano generando i Titani, i Centimani (Ecatonchiri in greco) e i Ciclopi; solo che Urano, che aveva preso il sopravvento temendo di essere spodestato da uno dei suoi figli, rimase attaccato a Gea impedendo loro di uscire dal ventre materno. In seguito Gea fabbricò un falcetto per liberare sè e i suoi figli dall’odioso giogo di Urano; solo Crono però, uno dei Titani e il minore dei figli, si fece avanti per portare avanti l’impresa. Così Crono evirò il padre, facendo sì che il cielo si staccasse dalla terra, e liberò i fratelli

Occultazione delle Pleiadi da parte della Luna

occultazione pleiadi

Ore 19:50 – Canon 40d + 100-400mm

Ieri 21 febbraio 2010 i soci dell’UMAC si sono ritrovati all’Osservatorio del Liceo Scientifico “N.Cortese” per seguire il fenomeno dell’occultazione delle Pleiadi da parte della Luna crescente. Il fenomeno riguardava soprattutto la stella Merope. Merope, facente ovviamente parte dell’ammasso delle Pleiadi presenta una magnitudine di 4,10 ed è la più fioca rispetto alle altre che compongono l’ammasso. Il sole sorgeva alle 6:51 e tramontava alle 17:41; i soci infatti, presenti all’Osservatorio dalle 17:00 hanno fatto in tempo anche ad osservare l’astro e a notare le macchie presenti sulla sua superficie. La Luna, gibbosa crescente, invece sorgeva alle 9:56 e calava alle 0:23. Il vento soffiava da W/SW (18km/h) la pressione era di 1450 m e la visibilità si manteneva in buone condizioni fino alle 19:00. Alle 18:06 appariva Sirio a S/SE e, dopo un quarto d’ora circa, Aldebaran a 7/8° dalla Luna, parte di Orione a S/SE, Procione e Marte a 10° circa dalla stella della costellazione del Cane Minore. Alle 18:30 era visibile tutto Orione con una temperatura attorno ai 10° C e un’umidità che si attestava all’88%.

La Mitologia delle Costellazioni – Orione

ORION

costellazione di orioneIl mito: Orione era un bellissimo giovane figlio di Poseidon, abilissimo anch’egli nella caccia. Era sposato con la bellissima Side, una donna tanto bella ed orgogliosa da arrivare a rivaleggiare in bellezza perfino con Era. A causa dell’oltraggio subito, la dea che scaraventò la bella Side nelle profondità oscure del Tartaro, per punirla di un così intollerabile affronto. Rimasto vedovo, Orione cominciò a girovagare per la Grecia facendo quello che gli riusciva meglio, cioè cacciando. Un giorno fu chiamato da Enopione a Chio, il quale gli chiese di liberare la città da alcune fiere che minacciavano di continuo gli abitanti. 

Costellazioni e mitologia – “figli della terra e del cielo stellato”

Mito di Orione

Ci siamo mai chiesti da che cosa derivano i nomi delle costellazioni? Da dove uscivano quei nomi a volte così difficili da ricordare? E chi è colui che li ha pensati? La risposta è da ricercarsi nella mitologia greca; furono proprio loro, gli antichi Greci, i primi a vedere, o almeno a credere di vedere, nel cielo delle particolari figure che a loro ricordavano i protagonisti dei loro racconti. Figli della terra e del cielo stellato, così gli antichi (e qui intendo pure i Romani che rimasti affascinati dalla cultura greca la assimilarono quasi totalmente) si pensavano, era la loro Genesi. Esiodo, vissuto tra VIII e VII secolo a.C. raccolse tutti i racconti che si tramandavano nelle varie zone della Grecia sull’origine del cosmo e degli dei, li mise insieme e scrisse quella che poi diventerà una sorta di Bibbia degli antichi, la Teogonia. Qui c’era tutto quello che si voleva sapere sulle genealogie cosmiche e divine. In principio era Kaos dal quale si autogenerarono Tenebra e Notte, poi Etere e Giorno e Gea (la Terra) e Urano (il Cielo stellato). Poi via via tutte le altre entità fino ad arrivare a Zeus che stabilizzerà il cosmo e il mondo intero su un piano di stabilità e armonia. Si capisce quindi che la religione che noi moderni definiamo pagana, era molto più di semplici racconti fantastici e irreali; era una “religione” molto legata a ciò che circondava coloro i quali la avevano generata. Fatta questa dovuta premessa ci riesce più semplice ora capire perchè gli antichi Greci si preoccuparono di studiare dei puntini luminosi nel cielo e perchè diedero loro nomi mitici.
Il cielo invernale è sicuramente il più bello da osservare, condizioni climatiche permettendo ovviamente, ed è ricco di tante costellazioni legate a miti altrettanto belli. La costellazione che più risalta e tra l’altro è tra le più riconoscibili di tutte, anche a un occhio non proprio allenato, è Orione. Orione era figlio di Poseidon, dio del mare, ed Euriale figlia del re Minosse di Creta. Orione era un formidabile cacciatore ma purtroppo fu molto sfortunato in amore; infatti corteggiò senza successo le Pleiadi, le sette bellissime figlie di Atlante e Pleione ricevendo un rifiuto da parte di tutte loro. Orione firmò la sua condanna a morte quando un giorno si vantò di essere più abile di Artemide nella caccia; la dea si sentì tanto offesa da quest’affronto che quando Orione affermò di poter catturare qualsiasi bestia esistente sulla faccia della terra, la dea fece uscire da una fessura nel terreno un piccolo scorpione che con una sua puntura uccise il maestoso e potente Orione.

Marte alla minima distanza dalla Terra

Marte

Ogni circa 26 mesi Marte raggiunge l’opposizione, portandosi così alla minima distanza dalla Terra consentita in quel periodo dalla geometria delle orbite dei due pianeti. Un pianeta esterno si dice in opposizione quando si trova opposto al Sole rispetto alla Terra e cioè quando, nell’ordine, Sole, Terra e Pianeta (nel nostro caso Marte) si trovano allineati. Quando un pianeta è in opposizione si trova nelle migliori condizioni di osservabilità, essendo nel punto più vicino alla Terra e diametralmente opposto al Sole, è visibile per tutta la notte ed ha un diametro apparente ed una luminosità maggiori che in altri periodi. A causa della notevole eccentricità orbitale (e=0,093) del pianeta, le opposizioni di Marte possono portare a delle minime distanze che variano tra un minimo assoluto di circa 55,8 milioni di chilometri (raggiunto nella storica “grande opposizione” del 27 agosto 2003)   a quello di circa 100 milioni di chilometri, proprio delle cosiddette opposizione afeliche (quelle che si verificano con Marte nei pressi del suo afelio).

Serata g…astronomica a Visciano per S.Sebastiano

La serata per osservare la Luna, Marte e il cacciatore Orione con i suoi cani è andata male per il mal tempo;ci si è dedicato dunque ad apprezzare lo spirito entusiasta dei viscianesi nel festeggiare il loro patrono S.Sebastiano . Anche lo stand gastronomico è stato gradito. In chiusura dopo un entusiasmante …

Breve storia dell’astronomia: seconda parte

Galileo Galilei

2. Da I.Newton fino alla fine del secolo decimo nono (1687-1900)
La pubblicazione dei Principia di Isacco Newton, nel 1687, portò ad una vera comprensione di come si muovevano i pianeti. E’ giusto dire che Keplero trovò “come” i pianeti su muovono, Newton scoprì “perché”. Newton costruì anche un telescopio di tipo assolutamente nuovo. Lo strumento di Galileo era un rifrattore, e si serviva di un obiettivo per raccogliere la sua luce. Newton arrivò alla conclusione che i rifrattori non sarebbero stati mai del tutto soddisfacenti, e si diede da fare per ovviare a questa difficoltà. Finalmente decise di eliminare del tutto l’obiettivo, e di raccogliere la luce per mezzo di uno specchio di forma adatta. Quando Newton eliminò il rifrattore perché non soddisfacente, commise uno dei suoi rari errori. Tuttavia, il “riflettore” newtoniano divenne presto popolare, e tale è rimasto. Gli specchi si costruiscono più facilmente delle lenti, ed anche oggi tutti i maggiori strumenti sono del tipo riflettente. L’astronomia si evolveva. Fintantoché le osservazioni dovevano venire compiute solo ad occhio nudo, si poteva imparare poco sulla natura dei pianeti e delle stelle; i loro movimenti potevano venire studiati, ma tutto finiva li. Non appena si resero disponibili i telescopi, degli osservatori veri e propri fecero la loro comparsa. Copenhagen e Leida aprirono la serie; l’osservatorio di Parigi venne completato nel 1671, e quello di Greenwich nel 1675. Greenwich venne fondata per una ragione particolare. L’Inghilterra è sempre stata una nazione marinara e prima della scoperta di orologi di cui si potesse fidare il solo modo per i marinai di stabilire la loro posizione in mezzo all’oceano, allorché non v’era terra in vista, era di osservare la posizione della luna in mezzo alle stelle. Questo implicava l’uso di un buon catalogo di stelle ed il migliore che si potesse ottenere, quello di Tycho, non era ancora sufficientemente esatto. Carlo II aveva perciò ordinato che i campi stellari dovevano “venire nuovamente osservati, esaminati, e corretti ad uso dei miei marinai”. Venne scelta una zona nel parco reale di Greenwich, e Sir  Cristopher Wren, egli stesso professore di astronomia, progettò la costruzione del primo osservatorio.